(AVInews) – Assisi, 4 apr. – Anche quest’anno centinaia di agricoltori provenienti da tutta Italia si sono ritrovati al teatro Lyrick di Assisi per prendere parte al Convegno nazionale sulla gestione del rischio in agricoltura, evento ormai di riferimento per il Paese per tutto quello che riguarda gli strumenti, le politiche e le innovazioni nel campo della gestione del rischio nel settore primario. D’altronde, il mondo agricolo si trova sempre più in prima linea di fronte ai cambiamenti climatici che provocano con sempre maggiore frequenza gelate improvvise, estati siccitose e piogge torrenziali. Un’instabilità atmosferica che mette a dura prova le produzioni agricole e rende urgente un sistema di protezione efficace. L’evento, organizzato dal Cesar (Centro per lo sviluppo agricolo e rurale) e Asnacodi (Associazione nazionale dei condifesa) Italia, con il patrocinio del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di Regione Umbria, Ismea, Ania, Agea e AgriCat e giunto alla sua 17esima edizione, si è tenuto venerdì 4 aprile.
“Sia in termini di relatori che di pubblico – ha sottolineato il direttore del Cesar, Francesco Martella –, questo è l’evento nazionale più importante sulla gestione del rischio in agricoltura. Il luogo in cui si incontrano tutti gli stakeholder della filiera e l’occasione per fare il punto della situazione, analizzando approfonditamente la stagione passata, anche dal punto di vista climatico, e verificando il funzionamento degli strumenti esistenti per la gestione del rischio. Ma oggi abbiamo anche illustrato le novità introdotte e le innovazioni che ci aspettano per i prossimi anni”. E proprio tra le più recenti novità c’è Agricat, il fondo di mutualità nazionale contro i rischi catastrofali. A fare un bilancio dei primi due anni di attività del fondo, confermando la validità di questo strumento, è stato il dirigente Giovanni Razeto: “Agricat inizia oggi il suo terzo anno di attività, diffondendosi sempre più su tutto il territorio nazionale. In questi due anni ha già dimostrato il suo valore aggiunto nel territorio, dopo gli eventi alluvionali del 2023 e siccitosi del 2024. Ci vuole tempo per la messa a regime e per la sincronizzazione di tutte le procedure, ma già da quest’anno iniziano i primi pagamenti agli agricoltori. Quello che auspichiamo è una sinergia sempre più integrata con gli altri strumenti esistenti, in grado di portare valore aggiunto all’imprenditoria agricola”. “Sebbene fondamentali – ha chiarito Andrea Berti, direttore generale di Asnacodi Italia –, non si può pensare di risolvere il problema della gestione rischio esclusivamente con delle soluzioni finanziarie, assicurative o mutualistiche. Serve un cambio culturale che preveda una strategia, pianificazione, produttività, organizzazione aziendale, valutazione della competitività degli investimenti. Una gestione del rischio integrata con tutte le scelte agronomiche nella logica di aumentare la competitività complessiva”. Tra i numerosi interventi, Umberto Guidoni, codirettore generale di Ania, ha evidenziato la “necessità di fare più cultura e sensibilizzazione sulle modalità con cui potersi assicurare. È sicuramente necessario migliorare il sistema rendendolo più trasparente, semplice e rapido nel rimborso, ma bisogna capire innanzitutto che assicurarsi significa avere una continuità operativa, non avere danni dal punto di vista del reddito e poter affrontare anche un evento climatico avverso con maggiore tranquillità”.
“Siamo alla fine di una fase di programmazione comunitaria, rimangono due anni, il 2026 e il 2027 – ha ricordato nelle sue conclusioni finali il presidente di Asnacodi, Albano Agabitio –. Dovremo gestirla meglio, soprattutto in termini di carico burocratico, e mettere in sintonia tutti gli strumenti, cioè Agricat, polizze ordinarie, polizza smart e fondi mutualistici, con una mini riforma del settore. Ma soprattutto, dobbiamo pensare al post 2027, incidendo sulla nuova programmazione comunitaria, il settennio 2027-2034, nella quale la gestione del rischio dovrà essere totalmente centrale. E per gestione del rischio intendiamo non solo la difesa passiva, ma soprattutto la difesa attiva, quindi difesa dei mercati e priorità assoluta agli investimenti che consentono all’impresa di essere resiliente. Come ultima istanza andare a far crescere il sistema assicurativo dei fondi mutualistici e degli strumenti che abbiamo conosciuto fino a oggi”.
Nicola Torrini