(AVInews) – Perugia, 16 giu. – In Umbria si registrano ogni anno circa 60 nuove diagnosi di leucemia linfatica cronica, la forma di leucemia più frequente negli adulti. A sottolinearlo è Paolo Sportoletti, professore associato dell’Università degli Studi di Perugia, commentando l’approvazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) della rimborsabilità di pirtobrutinib, nuova opzione terapeutica destinata ai pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria già trattati con un inibitore covalente della tirosina chinasi di Bruton (Btk).
“In Umbria si registrano circa 60 nuovi casi di leucemia linfatica cronica ogni anno, la quasi totalità dei quali viene diagnosticata presso il Laboratorio di differenziazione cellulare e diagnostica molecolare dell’Azienda ospedaliera di Perugia” spiega Sportoletti. “Presso il solo ambulatorio dedicato alla Llc dell’Azienda ospedaliera di Perugia sono attualmente seguiti circa 800 pazienti, una popolazione nella quale la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche per i casi recidivanti o refrattari riveste particolare importanza”.
La decisione di Aifa, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 26 marzo scorso, rende disponibile il farmaco per i pazienti precedentemente trattati con un inibitore covalente di Btk. Pirtobrutinib è il primo e unico inibitore di Btk non covalente e reversibile e nasce per rispondere a un bisogno clinico rilevante: offrire una nuova possibilità terapeutica ai pazienti che hanno sviluppato resistenza o intolleranza ai trattamenti oggi disponibili.
“In questo contesto si inserisce in modo ottimale pirtobrutinib – prosegue Sportoletti –. Grazie al suo meccanismo d’azione non covalente e reversibile, agisce in modo efficace anche nei pazienti che hanno sviluppato resistenza agli inibitori covalenti di Btk precedenti, offrendo una nuova opportunità di trattamento in uno scenario clinico complesso. Si tratta di un importante avanzamento terapeutico e di un’opportunità in più per i nostri pazienti ematologici”.
I risultati degli studi clinici BRUIN e CLL-BRUIN 321 – si legge in una nota – hanno evidenziato l’efficacia del farmaco in pazienti già sottoposti a molteplici linee di trattamento, con risposte durature e un profilo di tollerabilità favorevole. “Il farmaco è caratterizzato da una limitata frequenza di eventi avversi e da una tossicità contenuta – conclude Sportoletti –. Inoltre, si tratta di una terapia interamente orale, da assumere una sola volta al giorno, un aspetto che favorisce l’aderenza terapeutica e contribuisce a migliorare la qualità di vita dei pazienti”.










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