(AVInews) – Perugia, 25 giu. – Il Comitato di indirizzo della Fondazione Onaosi (Opera nazionale assistenza orfani sanitari italiani), sulla base della delibera proposta dal Consiglio di amministrazione dell’Onaosi (Cdi e Cda sono entrambi espressione dei sindacati dei sanitari), ha approvato la chiusura “sperimentale” della Sezione Convitto del Collegio della Sapienza di Perugia, dopo una votazione che ha visto 12 favorevoli contro 10 contrari. Tra quest’ultimi vi sono i sette membri del Cdi della Fondazione Onaosi, nonché componenti dell’associazione Caduceo-ex allievi Onaosi, Marina Onorato, Vittorio Scalercio, Vincenzo Murgolo, Carmine Mellone, Cosimo Gambardella, Giovanni Luca, e Valeria D’Alessandro.
“Dopo aver comunicato ai genitori dei piccoli ospiti che il Convitto non avrebbe riaperto a settembre – hanno spiegato dall’associazione Caduceo –, nonostante le forti proteste dei genitori stessi, il Cda ha portato in Cdi la proposta per farla approvare. Così è stata approvata per soli due voti di vantaggio. Malgrado i sindacati abbiano una larga maggioranza in Cdi, questo ‘risicato’ risultato ci dice che, anche tra la maggioranza, c’è stato chi non ha condiviso la scelta del Cda. Noi ci siamo opposti con molta determinazione, smontando tutte le inesistenti motivazioni a sostegno di una decisione inaccettabile”.
Da qui una serie di punti che i membri dell’associazione Caduceo intendono chiarire, a partire dall’idea del presidente Amedeo Bianco e del Cda che sostengono, compatti, che “i ragazzi sono pochi (quattro, ndr) per potersi definire comunità e pertanto non gioverebbero dei benefici che l’essere comunità implica. Questo è falso. I genitori hanno scritto una durissima lettera al presidente evidenziando gli indiscutibili progressi dei loro figli in questi anni di permanenza in convitto. Falso è anche il fatto che la ristrutturazione del Collegio di via della Cupa, che li ospita insieme ai ragazzi universitari, durerà tre anni e non c’è spazio idoneo per i minorenni. La ristrutturazione sarà portata avanti a blocchi, infatti, senza creare problemi agli ospiti. È una clausola obbligatoria prevista dal contratto che la ditta che farà i lavori ci ha confermato”.
“Ci è stato anche detto – proseguono dall’associazione Caduceo – che verrà attuato un programma personale per i ragazzi, aiutandoli ad accedere a collegi vicino la propria residenza. Anche questo è falso. Non esiste alcun programma messo a punto dall’Onaosi. I genitori ci dicono, invece, preoccupati, che i figli non potranno più accedere neanche ai Convitti nazionali, che peraltro sono pochi in Italia, perché le domande di accesso sono scadute molti mesi fa. Altri collegi che potrebbero avere la professionalità per accogliere ragazzi con problematiche costano anche fino a cinquantamila euro all’anno e i seimila euro che il Cda ha previsto come ‘sostegno’ non coprono neanche un mese di permanenza”.
“In cinque anni di consiliatura – è l’accusa dei membri della Caduceo – non si è mai discusso di una eventuale chiusura. Il Cda ha aspettato l’ultimo mese dei suoi cinque anni di mandato per tirare fuori dal cilindro un progetto che ha definito ‘chiusura sperimentale di 3 anni’, approfittando dell’inizio dei lavori di ristrutturazione del collegio di via della Cupa. Ma è palese che il convitto non riaprirà, perché l’obiettivo reale è chiuderlo facendo digerire la decisione col tempo. Si è arrivati perfino a offendere la indiscussa professionalità degli educatori dell’Ente che vanta una esperienza, non comune, di supporto a ragazzi fragili, pur di etichettare il Convitto ‘non più idoneo’. Ma cosa c’è davvero dietro una decisione così palesemente sbagliata, che non rispetta, neanche lontanamente, i principi etici dell’Onaosi, da sempre a sostegno dei più fragili? Innanzitutto la mancanza assoluta di interesse verso i minori, che richiedono impegno, empatia, attenzione, rispetto. A ciò si aggiunge che Perugia è l’unico collegio Onaosi, in Italia, che ospita anche i minorenni e questa ‘centralità’ di Perugia è indigesta a molti. Sono anni che si cerca di spostare la centralità dell’Onaosi da Perugia in altro luogo. Questo potrebbe essere il primo passo concreto per decentrare, fuori dall’Umbria, il cuore dell’Onaosi. I membri della Caduceo hanno evitato, già in passato, vari tentativi in questa direzione, ma oggi la nostra grande preoccupazione è per questi giovanissimi ragazzi a cui vogliamo continuare ad offrire tutto il sostegno.
“È auspicabile – concludono dalla Caduceo – che il Cda si renda conto di quanti problemi gravi ha determinato alle famiglie e principalmente ai ragazzi. I genitori sono decisi a ricorrere all’autorità giudiziaria per far rispettare i propri diritti e tutelare la serenità e l’assistenza dei propri figli. Immaginare l’Onaosi trascinata in tribunale da coloro che avrebbe dovuto proteggere e tutelare è veramente triste. Auspichiamo che le autorità locali, regionali e che tutelano i minorenni vogliano intervenire. Onaosi è una eccellenza umbra ma i suoi beneficiari sono i sanitari di tutta Italia”.













