(AVInews) – Perugia, 16 giu. – “La Giunta regionale dell’Umbria annuncia con enfasi lo stanziamento di 40 milioni di euro a favore delle imprese. Una scelta che, ancora una volta, destina ingenti risorse pubbliche al sistema produttivo senza prevedere vincoli chiari e verificabili in materia di occupazione, salari, diritti e qualità del lavoro. L’Umbria ha bisogno di investimenti che generino buona occupazione, aumentino i salari e rafforzino la coesione sociale. Senza queste condizioni, i 40 milioni annunciati dalla Giunta rischiano di rappresentare l’ennesima occasione mancata per il rilancio della regione”. A distanza di pochi giorni dalla conferenza stampa unitaria con cui i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil avevano sollecitato la Giunta regionale a dare risposte rapide e concrete a cittadini e lavoratori umbri in tema di sanità e politiche economiche, la segreteria regionale della Cgil Umbria, guidata dalla segretaria generale Rita Paggio, torna all’attacco, con ancora più forza, dopo la notizia dell’approvazione da parte della stessa giunta di misure finanziarie a favore delle imprese per un totale di 40 milioni di euro.
“Mentre migliaia di lavoratori umbri continuano a fare i conti con bassi salari, precarietà, incertezza occupazionale e crisi industriali irrisolte – sottolinea Andrea Corpetti, responsabile sviluppo economico della Cgil Umbria –, la Regione sceglie di distribuire risorse alle aziende senza chiedere in cambio impegni concreti e misurabili sul mantenimento e sulla creazione di posti di lavoro stabili. Non basta parlare di competitività e innovazione. La vera domanda è: quali benefici avranno i lavoratori e le comunità locali da questi investimenti? Quanti nuovi posti di lavoro verranno creati? Quali garanzie esistono contro licenziamenti, delocalizzazioni o processi di esternalizzazione? A queste domande la delibera non fornisce risposte”.
“È inaccettabile – prosegue Corpetti – che fondi pubblici, compresi quelli derivanti dalle risorse europee, vengano assegnati senza condizionare il sostegno economico al rispetto dei contratti nazionali, alla qualità dell’occupazione, alla sicurezza sul lavoro e alla partecipazione delle rappresentanze sindacali nei processi di sviluppo aziendale. Ancora più grave appare l’assenza di una visione industriale complessiva. L’Umbria continua a perdere peso produttivo, ad assistere alla chiusura o al ridimensionamento di importanti realtà industriali e alla fuga di giovani competenze. In questo contesto non servono operazioni di sostegno prive di condizionalità sociali: serve una politica industriale che utilizzi le risorse pubbliche per orientare il modello di sviluppo della regione.
“Anche gli investimenti sulla transizione energetica – afferma ancora Corpetti – rischiano di trasformarsi in un semplice trasferimento di risorse alle imprese se non vengono collegati a precisi obiettivi occupazionali e sociali. La transizione ecologica deve essere giusta, creare lavoro di qualità e produrre benefici collettivi, non soltanto ridurre i costi energetici delle aziende”. “Per queste ragioni – conclude Corpetti – chiediamo alla Giunta regionale di aprire immediatamente un confronto con le organizzazioni sindacali e le parti sociali per definire criteri più rigorosi nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Chi riceve finanziamenti deve garantire occupazione stabile, rispetto dei contratti, investimenti sul territorio, formazione continua e sicurezza nei luoghi di lavoro. Le risorse pubbliche appartengono alla collettività. Non possono diventare un assegno in bianco per le imprese”.













